Lo Shinrin yoku (bagno nella foresta) è una pratica avviata nel 1982 in Giappone a scopo terapeutico, basata cioè sull’intuizione che il contatto con la natura fosse foriero di benessere per le persone.
Di questa pratica si è deciso di raccogliere elementi di carattere scientifico che avvallassero non solo l’ipotesi ma anche l'esperienza diffusa di un miglioramento della qualità della propria esistenza quando in contatto con la natura.
Qing Li, nello specifico, ha condotto ricerche per riconoscere gli elementi caratterizzanti un maggior benessere quando immersi nella natura, in particolare nei boschi e ha scritto un testo in cui presenta i risultati di queste ricerche e delinea i benefici che conseguono alla pratica dello shinrin yoku, che non assume le caratteristiche di una semplice passeggiata nel bosco, bensì è un
"immergersi nell'atmosfera della foresta farne esperienza con tutti e cinque i sensi. Consiste nell'entrare in contatto con la natura, nel connettersi ad essa attraverso le sensazioni fisiche"
Li, Qing. Shinrin-yoku. Immergersi nei boschi: Il metodo giapponese per coltivare la felicità e vivere più a lungo
Sembra che per coloro che abitano le città i livelli restino sempre piuttosto alti, poichè la vita è soggetta a numerosi stimoli che portano a mantenere l'organismo in stato cronico di allerta.
Sappiamo anche dalla teorizzazioni di Perls e Goodman (i fondatori della terapia della gestalt) che uno
stato di tensione cronico
conduce sia a forme di
desensibilizzazione, sia ad una
compromissione nella capacità di autoregolazione ovvero all’incapacità di modulare la propria energia per sostenere azioni orientate al soddisfacimento dei nostri bisogni.
Tendiamo quindi a vivere quindi in uno stato di allarme cronico,
come se l’organismo fosse sempre pronto a reagire ad un pericolo imminente.
In questo senso diventiamo nevrotici, sviluppiamo cioè una risposta rigida alla situazione, sperimentando un costante livello di allarme, in cui l’organismo si prepara o è allertato da un potenziale pericolo, benché non vi sia, dal momento che, una volta rimossi gli impedimenti o ciò che genera il pericolo, dovremmo tornare ad uno stato di quiete, mentre questo non è ciò che accade nella maggior parte dei casi.
Le manifestazioni ansiose infatti, sono una tipica espressione di questo processo e ne parleremo in dettaglio in un articolo ad esso dedicato.
Come riuscire a vivere in una realtà frenetica, ricca di stimoli e orientata al raggiungimento degli obiettivi?
Attraverso la
desensibilizzazione, un processo atto a ridurre la nostra sensorialità, la capacità di percepire e distinguere gli stimoli, le sensazioni e di conseguenza ad avere chiarezza del portato emotivo: una delle possibili conseguenze è che le esperienze sono prevalentemente connotate
dall’ansia, uno stato generalizzato di attivazione, che non ha il sostegno dell’ossigeno (del respiro) e non ha direzione, perchè indifferenziato.
Le emozioni infatti sono i primi indicatori che forniscono informazioni sulla situazione; la privazione o la riduzione di questa competenza, riduce una parte di orientamento e comprensione immediata della situazione.
L’abilità a desensibilizzarci è assolutamente utile e indispensabile per consentirci di adattarci a condizioni rumorose, frenetiche, di aria inquinata, strade sporche, compressioni e tensioni generate da una quotidianità stressante e sovrastimolata.
Tuttavia, anche quando cerchiamo il riposo, avviene per mezzo di strumenti che amplificano la nostra anestesia, come i social, che utilizziamo come forma di distrazione dal nostro lavorio mentale, limitando quindi esperienze che hanno carattere di riposo, allentamento delle tensioni senza finalità specifiche.
A proposito di rallentare e riposare puoi approfondire qui👇
VITA CONTEMPLATIVA
L’immersione nei boschi suggerisce un altro tipo di esperienza.
A fianco alla
riduzione di cortisolo, ci sono altri benefici derivanti dalla pratica dello shinrin yoku.
Riequilibra il sistema nervoso nelle sue due componenti: il sistema simpatico, deputato alle risposte di lotta o fuga e il sistema parasimpatico, dedicato alle risposte di riposo.
In questo modo, si allenta la risposta prevalente del sistema nervoso simpatico, che come abbiamo visto sopra rimane iperattivo a causa di uno stato di tensione cronica,
stimolando quindi la risposta parasimpatica che porta ad un generale rallentamento delle funzioni vitali, garantendo così oltre al riposo anche il recupero delle energie.
A seguire, altri benefici sono:
- Abbassamento della pressione del sangue e aumento della nostra capacità di variare frequenza cardiaca,
- l’accelerazione dei processi digestivi,
- miglioramento del circolo circadiano e dei ritmi di sonno e veglia,
- miglioramento dell’umore
In particolare rispetto l’umore, Roger Ulrich, architetto e professore di scienze sanitarie, ha condotto alcune ricerche con pazienti degenti negli ospedali, scoprendo che le persone ricoverate in stanze con la vista sugli alberi avevano un recupero dello stato di salute più veloce (in particolare le ricerche furono seguite da)
- potenziamento delle difese immunitarie grazie alla
produzione di proteine anticancro:
sono anche chiamate cellule killer, un tipo di globuli bianchi che possono intervenire contro le cellule in via di degenerazione e che potenzialmente possono generare tumori.
Le ricerche hanno osservato che persone che vivono nei boschi o in prossimità di questi hanno una concentrazione più elevata di queste cellule rispetto a chi abita nelle città.
Ciò è dovuto alla presenza di
terpeni, sostanze vegetali che le piante usano per diverse ragioni:
proteggersi dai raggi solari, attirare insetti o altri animali, comunicare tra di loro per la presenza di eventuali minacce.
Questa scoperta ha dato adito a diverse teorizzazioni, da cui anche il concetto di biofilia, ovvero la spontanea attrazione dell’uomo nei confronti della natura.
Svilupperemo questo concetto più avanti, al momento lo stiamo ancora studiando, ma qui ci serve per raccontarvi i benefici che sono stati rilevati.