Shinrin Yoku: pratica di allenamento sensoriale

Irene Tria • 6 maggio 2024
Foresta Nera, Germania, sentiero alberato

Lo Shinrin yoku (bagno nella foresta) è una pratica avviata nel 1982 in Giappone a scopo terapeutico, basata cioè sull’intuizione che il contatto con la natura fosse foriero di benessere per le persone.

Di questa pratica si è deciso di raccogliere elementi di carattere scientifico che avvallassero non solo l’ipotesi ma anche l'esperienza diffusa di un miglioramento della qualità della propria esistenza quando in contatto con la natura.


Qing Li, nello specifico, ha condotto ricerche per riconoscere gli elementi caratterizzanti un maggior benessere quando immersi nella natura, in particolare nei boschi e ha scritto un testo in cui presenta i risultati di queste ricerche e delinea i benefici che conseguono alla pratica dello shinrin yoku, che non assume le caratteristiche di una semplice passeggiata nel bosco, bensì è un "immergersi nell'atmosfera della foresta farne esperienza con tutti e cinque i sensi. Consiste nell'entrare in contatto con la natura, nel connettersi ad essa attraverso le sensazioni fisiche"

Li, Qing. Shinrin-yoku. Immergersi nei boschi: Il metodo giapponese per coltivare la felicità e vivere più a lungo


Sembra che per coloro che abitano le città i livelli restino sempre piuttosto alti, poichè la vita è soggetta a numerosi stimoli che portano a mantenere l'organismo in stato cronico di allerta.


Sappiamo anche dalla teorizzazioni di Perls e Goodman (i fondatori della terapia della gestalt) che uno stato di tensione cronico conduce sia a forme di desensibilizzazione, sia ad una compromissione nella capacità di autoregolazione ovvero all’incapacità di modulare la propria energia per sostenere azioni orientate al soddisfacimento dei nostri bisogni. 


Tendiamo quindi a vivere quindi in uno stato di allarme cronico, come se l’organismo fosse sempre pronto a reagire ad un pericolo imminente.
In questo senso diventiamo nevrotici, sviluppiamo cioè una risposta rigida alla situazione, sperimentando un costante livello di allarme, in cui l’organismo si prepara o è allertato da un potenziale pericolo, benché non vi sia, dal momento che, una volta rimossi gli impedimenti o ciò che genera il pericolo, dovremmo tornare ad uno stato di quiete, mentre questo non è ciò che accade nella maggior parte dei casi.
Le manifestazioni ansiose infatti, sono una tipica espressione di questo processo e ne parleremo in dettaglio in un articolo ad esso dedicato.

alberi, foresta nera, germania, sottobosco, bosco

Come riuscire a vivere in una realtà frenetica, ricca di stimoli e orientata al raggiungimento degli obiettivi?


Attraverso la desensibilizzazione, un processo atto a ridurre la nostra sensorialità, la capacità di percepire e distinguere gli stimoli, le sensazioni e di conseguenza ad avere chiarezza del portato emotivo: una delle possibili conseguenze è che le esperienze sono prevalentemente connotate dall’ansia, uno stato generalizzato di attivazione, che non ha il sostegno dell’ossigeno (del respiro) e non ha direzione, perchè indifferenziato.


Le emozioni infatti sono i primi indicatori che forniscono informazioni sulla situazione; la privazione o la riduzione di questa competenza, riduce una parte di orientamento e comprensione immediata della situazione.


L’abilità a desensibilizzarci è assolutamente utile e indispensabile per consentirci di adattarci a condizioni rumorose, frenetiche, di aria inquinata, strade sporche, compressioni e tensioni generate da una quotidianità stressante e sovrastimolata.

Tuttavia, anche quando cerchiamo il riposo, avviene per mezzo di strumenti che amplificano la nostra anestesia, come i social, che utilizziamo come forma di distrazione dal nostro lavorio mentale, limitando quindi esperienze che hanno carattere di riposo, allentamento delle tensioni senza finalità specifiche.

A proposito di rallentare e riposare puoi approfondire qui👇

VITA CONTEMPLATIVA

L’immersione nei boschi suggerisce un altro tipo di esperienza.


A fianco alla riduzione di cortisolo, ci sono altri benefici derivanti dalla pratica dello shinrin yoku.


Riequilibra il sistema nervoso nelle sue due componenti: il sistema simpatico, deputato alle risposte di lotta o fuga e il sistema parasimpatico, dedicato alle risposte di riposo.
In questo modo, si allenta la risposta prevalente del sistema nervoso simpatico, che come abbiamo visto sopra rimane iperattivo a causa di uno stato di tensione cronica,
stimolando quindi la risposta parasimpatica che porta ad un generale rallentamento delle funzioni vitali, garantendo così oltre al riposo anche il recupero delle energie.


A seguire, altri benefici sono:

  • Abbassamento della pressione del sangue e aumento della nostra capacità di variare frequenza cardiaca,
  • l’accelerazione dei processi digestivi,
  • miglioramento del circolo circadiano e dei ritmi di sonno e veglia,
  • miglioramento dell’umore

In particolare rispetto l’umore, Roger Ulrich, architetto e professore di scienze sanitarie, ha condotto alcune ricerche con pazienti degenti negli ospedali, scoprendo che le persone ricoverate in stanze con la vista sugli alberi avevano un recupero dello stato di salute più veloce (in particolare le ricerche furono seguite da)

  • potenziamento delle difese immunitarie grazie alla produzione di proteine anticancro:
    sono anche chiamate cellule killer, un tipo di globuli bianchi che possono intervenire contro le cellule in via di degenerazione e che potenzialmente possono generare tumori.
    Le ricerche hanno osservato che persone che vivono nei boschi o in prossimità di questi hanno una concentrazione più elevata di queste cellule rispetto a chi abita nelle città.


Ciò è dovuto alla presenza di terpeni, sostanze vegetali che le piante usano per diverse ragioni:

proteggersi dai raggi solari, attirare insetti o altri animali, comunicare tra di loro per la presenza di eventuali minacce.


Questa scoperta ha dato adito a diverse teorizzazioni, da cui anche il concetto di biofilia, ovvero la spontanea attrazione dell’uomo nei confronti della natura.

Svilupperemo questo concetto più avanti, al momento lo stiamo ancora studiando, ma qui ci serve per raccontarvi i benefici che sono stati rilevati.

Foresta Nera, Germania, uomo in mezzo al bosco, lago, alberi

Nella nostra breve esperienza personale, le piante sono un elemento di cura per il nostro benessere: abbiamo da tempo lasciato la città per trasferirci in un luogo in campagna, una cascina a ridosso di un bosco, per allentare la tensione dalle sovrastimolazioni tipiche della metropoli.

La sola possibilità di svegliarsi in mezzo alla vegetazione, di mangiare all’aperto durante la stagione estiva, di osservare il cielo illuminato dalle stelle, ha migliorato consistentemente la qualità delle nostre vite.


Sebbene la nostra quotidianità sia caratterizzata per la maggior parte da ritmi cittadini, abbiamo imparato ad regolarci anche attraverso i ritmi stagionali, sviluppando la capacità di attendere, di rimandare, di sospendere e sospendersi tipica delle stagioni invernali, caratterizzate dal riposo.


Foresta nera, germania, lago, alberi, abeti, bosco

Iscriviti alla nostra
Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter

alberi, chioma, luce del sole che penetra tra i rami, luce, raggi di sole, foglie
Autore: Irene Tria 10 giugno 2024
Ti è mai capitato di sperimentare uno stato d’ansia? Certamente si! Ad esempio nel periodo scolastico prima di una interrogazione, o in prossimità di un evento importante il cui risultato comporta un certo tipo di conseguenze, siano esse attese o disattese, quella palpitazione accelerata e quel senso di affanno che sembra che il cuore possa scoppiare da un momento all’altro o un senso di pressione sul petto che sembra mancare l’aria. Oppure un continuo ruminare di pensieri che affollano la testa, collegati ad un unico tema che ti preoccupa e che non lascia spazio ad altro. La maggior parte delle volte in cui sperimentiamo uno stato ansioso vorremmo liberarcene, perchè la manifestazione fisica dell’ansia è difficile da gestire. In genere consideriamo l’ansia come qualcosa di esterno da noi , che non ci appartiene e che ha “vita propria”. È l’ansia che ci fa stare male, è per colpa dell’ansia se non viviamo bene, come se l’ansia fosse un soggetto capace di compiere azioni. Ma cos’è l’ansia? Vediamo di avvicinarci un po’ a questo tipo di esperienza e di esplorarla insieme.
deserto, cammino, persone, dune, sabbia, persone sopra le dune, cima delle dune
Autore: Irene Tria 6 maggio 2024
Riflessioni e suggestioni da “Il profumo del tempo - l’arte di indugiare sulle cose” di Byung-Chul Han. Focus: con questo testo ha approfondito le mie riflessioni sull’importanza di praticare momenti di ascolto e contemplazione per agevolare il proprio benessere e rifocalizzarsi. Ricorre spesso nelle persone l’attitudine ad usare i momenti di svago come occasione per fare altro, congestionando la propria esistenza e riducendola ad una lista di spunte nell’elenco di cose da fare. Ripescando la qualità dell’ozio dell’antica tradizione greca, l’autore afferma e argomenta l’importanza di accogliere nella vita activa (il fare, l’agire, il lavorare) la vita contemplativa (la capacità di indugiare, di sospendere il compimento). L’articolo non vuole essere una mera recensione, ma a partire dalle riflessioni di Byung-Chul Han, ripercorrerò gli aspetti per me più significativi e importanti per lo sviluppo di un’esistenza consapevole e appagante.
Dromedari che camminano nel deserto
Autore: Irene Tria 15 aprile 2024
cinque giorni di cammino nel deserto del Sahara, una carovana, silenzio, vento e paesaggi armoniosi e intensi
Carica altri articoli
Share by: